“COSA FACCIO CON UN BAMBINO CON ADHD?”

Un supporto ad insegnanti e genitori nella gestione delle diagnosi in ambito scolastico

Il valore stigmatizzante associato ai disturbi psichiatrici in ambito scolastico  (come ADHD, autismo e DSA) è ancora diffuso e gli insegnanti spesso non sanno come comportarsi nei confronti di un ragazzo con una diagnosi.

Combinando ricerca e azione abbiamo approfondito i fattori che mettono in difficoltà insegnanti e personale di supporto di fronte alle diagnosi ed individuato strumenti per generare cambiamenti pratici che consentano loro di gestire la classe.

Il dilemma degli insegnanti

Il tutto inizia grazie ad un progetto di ricerca sul tema ADHD in collaborazione con la scuola Hjulsbroskolan che si trova nella città di Linkoping in Svezia. Attraverso un approccio partecipativo abbiamo potuto identificare una serie di specificità contestuali che raccontavano tutte un fenomeno inaspettato per la scuola: nonostante tutti gli espliciti impegni, il personale pedagogico non sentiva di possedere gli strumenti necessari per gestire le diagnosi in classe, stretto nel dilemma tra considerarle “malattie” o attestazioni di diversità nelle capacità dei ragazzi.

  • Il PROGETTO SI ALLARGA

    I due istituti Tunaskolan e Klostergårdsskolan, nel centro della città universitaria di Lund, nel sud della Svezia, vengono coinvolti per la fase successiva. Assieme alla dirigenza scolastica decidiamo di coinvolgere insegnanti di varie classi, consulenti scolastici, pedagogisti specializzati e genitori in un intervento per esplorare, attraverso la metodologia GENERATIVE, gli snodi critici relativi alle diagnosi psichiatriche e alla loro gestione quotidiana all’interno delle classi.

  • LA FASE ESPLORATIVA

    Abbiamo realizzato un’analisi di sistema che ci ha offerto una “fotografia” del funzionamento scolastico in relazione alle diagnosi ed abbiamo rintracciato i processi che producono situazioni più o meno disfunzionali. Mano a mano che la fotografia prendeva forma ci siamo resi conto che era molto simile in tutti gli istituti.
    Il passaggio successivo è consistito nella definizione di una mappa processuale, uno strumento del GENERATIVE method estremamente efficace e adatto ai lavori in piccoli o grandi gruppi, la quale viene utilizzata come strumento performativo in condivisione con lo staff scolastico.
    La mappa ha messo in luce un pericoloso potenziale stigmatizzante nei confronti dell'identità degli studenti.

  • AL CUORE DELLA QUESTIONE

    L'uso della diagnosi si regge infatti su una contraddizione: da una parte, è pensata per proteggere la specificità dei ragazzi, dall'altra si vuole che ciò non costituisca un fattore differenziante e si mira a trattare gli studenti come se fossero tutti uguali.
    Per molti, lo scenario ottimale per insegnanti e alunni sarebbe quello in cui si possa parlare delle diagnosi senza vergogna e senza tabù. Nella realtà tuttavia, stereotipi e rappresentazioni negative fanno sì che né insegnanti né genitori sappiano come muoversi nei confronti delle diagnosi per il timore di provocare danni emotivi e discriminazioni a danno dei ragazzi. Paradossalmente, l’estrema delicatezza riservata alla questione non fa altro che rafforzare il tabù e discriminare ulteriormente i ragazzi.

  • DIREZIONI DI INTERVENTO

    L'intervento fonda la sua efficacia sul portare in luce agli occhi di insegnanti e genitori il processo etichettante e stigmatizzante al quale involontariamente prendono parte. Questa azione già di per sé trasformativa viene affiancata dalla raccolta e dalla condivisione di pratiche discorsive e relazionali alternative, in modo da fornire agli insegnanti modelli differenti che possano favorire narrazioni nuove.
    La mappa costituisce un vantaggioso punto di partenza per accordarsi sui percorsi da intraprendere per interrompere lo status quo e re-inventare innovative routine capaci di sciogliere i nodi che bloccano i processi relazionali e pedagogici.

MAPS
MAPS cooperativa sociale
Via Giovanni Bruni, 26 - Brescia (Italy) - CF 03833120987